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San
Martino di Lupari
Dopo l'ultima
mezz'ora "pirotecnica" di
Giancarlo Gentilini, più che
l'assalto al buffet c'è stato
l'assalto alle cartoline
personalizzate e autografate che
il prosindaco di Treviso, lo
"sceriffo Super G", ha distribuito
come "ricordo leghista".
È sempre lui,
Gentilini - che Giampaolo Gobbo ha
definito pater familia - il grande
trascinatore. Lui che saluta con i
pollici alzati; lui e le sue
battute mordaci. Ne ha avute per
tutti. Per la sinistra: «Siamo a
festeggiare la buttata a mare
dell'arcobaleno; non voglio più
vederlo nemmeno dopo il
temporale». Per i deputati
leghisti alla Camera: «Devono
predicare il vangelo secondo
Gentilini; i miei comandamenti
sono come quelli di Mosè e del
Padreterno». Per gli immigrati:
«Brindiamo ai confini, affondiamo
le navi. Uno stato di diritto deve
sapere in ogni momento storico chi
calca il proprio territorio». Per
le prostitute: «Spettacolo
indegno, migliaia di euro
esentasse che arricchiscono il
commercio delle armi». Per i
nomadi: «A Treviso c'erano due
campi rom: zac, tagliati alla
radice». Per gli omosessuali: «Ai
gay darei il mulo superdotato
degli alpini». Per l'emergenza
rifiuti a Napoli: Nessun aiuto
alla mucca Jervolina; il vento del
nord non è per spazzare via le
scoasse del sud». Per la
criminalità: «L'indulto ha
riempito le strade di delinquenti
di seconda e terza generazione.
Aumentiamo le pene». Per gli
alleati della Lega al governo:
«Daremo noi le direttive e se ci
mettono i bastoni tra le ruote c'è
pericolo di rivoluzione, perché
adopereremo la spada di Giussano.
Roma ladrona, Roma veltrona, dovrà
diventare Roma leghista. Perché
solo la Lega può arrivare a
risultati concreti».
Alla serata
dedicata al buon governo dei
sindaci della Lega, nonostante la
concomitante partita Italia-Olanda
in tv, nel parco del centro
polivalente sono intervenute oltre
cinquecento persone. In prima fila
i giovani padani col cravattino
verde. «È l'evidenza che ci sono
altre priorità prima dello sport»,
è esordita Luisa Serato presidente
del consiglio provinciale. Star
della serata il sindaco di Verona
Flavio Tosi, accolto da
un'ovazione. Assente Massimo
Bitonci, trattenuto in una tv per
la promozione in serie B del
Cittadella. «Sindaci coraggiosi»,
li ha definiti Walter Lago,
«l'esempio vivente del fare» ha
sottolineato Gerry Boratto.
«Dobbiamo convincere i non
leghisti - ha ammonito il primo
cittadino di Tombolo
Franco Zorzo -
perché il sistema tende a
difendersi. La Lega non amministra
gli interessi locali di una
particolare corrente, come i vari
Casarin, Padrin, Galan: la Lega è
un pugno unito di unità e
trasparenza, che porta avanti il
programma di governo che con
onestà intellettuale presenta ai
propri cittadini». Flavio Tosi ha
ricordato: «La Lega ha vinto le
elezioni promettendo due cose:
federalismo e sicurezza. Per la
prima servono risorse e blocco
sulla spesa pubblica, per la
seconda leggi adeguate e manovre
rigide. Ma a Roma, l'ondata di
buonismo generalizzato, tira
indietro». «Non dobbiamo perdere
il treno del cambiamento - ha
detto Manuela Lanzarin sindaco di
Rosà e neodeputato -. Siamo
sindaci in prima linea,
perseguitati ma sempre attenti e
consapevoli delle esigenze del
territorio». «Gentilini ne è il
capostipite - ha detto il
segretario provinciale Maurizio
Conte -. Zanonato, invece, è un
sindaco taroccato, che copia
Gentilini e che ha messo alla
berlina Padova». Il sindaco di
Treviso Giampaolo Gobbo ha
ripercorso alcune tappe: «Nel 1998
avevamo il 10,8\% dei consensi.
Abbiamo perso dieci anni di storia
con la diaspora dei veneti, una
assurda frammentazione in
partitini. L'unico partito è la
Lega».
Germana Cabrelle
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